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«Un grido mi gela il sangue. Lo sento attraversare ogni cellula del mio corpo, ma le mie labbra rimangono sigillate.
Gli occhi, coperti da una patina bianca, mi offuscano la vista. Forse sono lacrime, ma rimangono bloccate. Bloccate come me, come i miei propositi, come la mia vita.
Mi chiedo se ho scelto questa strada per il mio futuro o per rimandarlo.
Sento un prurito su tutto il corpo; vorrei grattarmi via la pelle per non sentirla, per non sentirmi imprigionata dentro un corpo che non ho scelto, dentro un dolore che non voglio.
Le mani tremano, la testa fluttua e, d’improvviso, sento solo un fischio.
Sbaglio ancora una volta...
Il sangue urla alla libertà che la mia pelle gli nega.
Il respiro si fa sempre più pesante e richiede uno sforzo che aumenta man mano che il tempo passa.
Sono sul pavimento, in posizione fetale, e aspetto che l’istante passi, perché stavolta sono sola.»